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E vide che era cosa molto buona
Il dono della vita, la vita come dono

 È questo il titolo delle nuova mostra itinerante ideata da Itaca, che vuole essere un contributo alla riflessione aperta dal cardinale Scola con il suo testo Cosa nutre la vita. Expo 2015, un contributo che nella sua conclusione si innesta nel tema del Convegno Ecclesiale Nazionale della Chiesa italiana che si svolgerà a Firenze (9-13 novembre 2015), “In Gesù Cristo un nuovo umanesimo”.

La mostra è suddivisa in sezioni. I testi e le immagini si articolano a più livelli fino ad entrare nel merito dei temi specifici posti dall’EXPO, e in particolare il tema delle risorse che la terra mette a disposizione, il loro utilizzo, gli sprechi, la diseguaglianza nella distribuzione delle risorse, il tema della fame….

“La creazione del cielo e della terra”, mosaico, part. Monreale, basilica. Archivio Ultreya, Milano

 

Il filo rosso della mostra

Il filo rosso che percorre la mostra è racchiuso nel titolo, tratto dal racconto biblico della creazione: “E vide che era cosa molto buona”.

Il creato c’è non come dovuto, ma come dato. Di qui discende lo stupore originario di fronte all’essere.

Non solo: Dio non crea il mondo e l’uomo abbandonandoli a se stessi, ma in una relazione dinamica di amore.

Dio affida il creato alla signoria, alla custodia e alla cura dell’uomo, perché da esso tragga ciò di cui ha bisogno per vivere; di più: ha a cuore il suo destino.

Il dono della creazione ha il suo culmine nell’Eucaristia, il dono totale che Cristo fa di sé. Da questa logica di Dio – logica del dono di sé – l’uomo è introdotto nella logica del dono come legge della vita.

È questa presenza viva e operante nella storia che rende l’uomo certo della positività del vivere nella certezza del dono di Dio, fonte dell’essere, sempre presente e attivo (Dio sempre ci precede).

Da questa coscienza che tutto è dato si genera un nuovo umanesimo, non come sistema di pensiero, ma come amicizia tra uomini che rinnovano la polis, i rapporti civili ed economici in quanto vivono la vita non per se stessi, ma come collaborazione con l’opus Dei, così da essere collaboratori del Padre nell’opera di custodia del creato, uomini e cose.